La differenza, in una frase: la truffa (art. 640 c.p.) inganna una persona, la frode informatica (art. 640-ter c.p.) manipola un sistema informatico. Entrambe mirano a un profitto ingiusto ai danni del patrimonio altrui, ma cambia il bersaglio della condotta — e da questo discendono regole, prove e pene diverse.

È una distinzione che conta nella pratica più di quanto sembri: la stessa truffa online può ricadere nell’una o nell’altra fattispecie a seconda di come è stata eseguita, e la corretta qualificazione cambia il reato contestato. In questa guida vediamo le due norme, le differenze chiave riassunte in una tabella, le pene previste, e come si collocano le frodi informatiche che colpiscono oggi le aziende.

  1. Frode informatica e truffa: la differenza in sintesi
  2. La truffa: articolo 640 del Codice Penale
  3. La frode informatica: articolo 640-ter del Codice Penale
  4. Pene, procedibilità e truffa online
  5. Le frodi informatiche che colpiscono le aziende
cyber fraud and traditional fraud

Frode informatica e truffa: la differenza in sintesi

Truffa (art. 640 c.p.)Frode informatica (art. 640-ter c.p.)
Bersaglio della condottaUna personaUn sistema informatico o telematico
ModalitàArtifizi e raggiri che ingannano la vittimaAlterazione del sistema o intervento illecito su dati e programmi
Induzione in erroreNecessaria: la vittima è ingannataNon necessaria: si agisce sul sistema
Esempio tipicoPhishing, finto annuncio, falso venditoreManipolazione di un bancomat, accesso fraudolento a un conto
Pena baseReclusione da 6 mesi a 3 anniReclusione da 6 mesi a 3 anni
Pena aggravataFino a 5 anniFino a 6 anni

La truffa: articolo 640 del Codice Penale

La truffa è un reato comune che si realizza attraverso l’inganno di una persona. L’agente mette in atto artifizi e raggiri — una falsa rappresentazione della realtà — che inducono la vittima in errore, portandola a compiere un atto che le causa un danno patrimoniale e procura all’autore un profitto ingiusto.

L’elemento che definisce la truffa è proprio questo: la vittima collabora inconsapevolmente alla propria perdita. È ingannata, e in quanto ingannata agisce — consegna denaro, fornisce dati, autorizza un pagamento. Per questo la truffa offende non solo il patrimonio, ma la libertà di autodeterminazione della persona. Gran parte delle frodi online “classiche” rientra qui: il phishing, in cui la vittima è indotta con l’inganno a consegnare i propri dati, è un esempio di condotta riconducibile alla truffa, perché il meccanismo passa dall’errore di una persona.

La frode informatica: articolo 640-ter del Codice Penale

La frode informatica, introdotta per coprire i casi che la truffa non riusciva a inquadrare, si concentra su un bersaglio diverso: il sistema informatico. Si realizza alterando il funzionamento di un sistema informatico o telematico, oppure intervenendo senza diritto su dati, informazioni o programmi in esso contenuti, sempre allo scopo di ottenere un profitto ingiusto.

La differenza decisiva rispetto alla truffa è che qui non serve ingannare una persona. Non c’è una vittima indotta in errore che “collabora”: c’è una macchina il cui funzionamento viene manipolato. Per questo la frode informatica copre scenari in cui il danno avviene senza alcuna interazione consapevole della vittima — un accesso fraudolento che dispone un bonifico, un software che dirotta transazioni, la manomissione di un dispositivo di pagamento. Spesso la vittima si accorge del danno solo dopo, quando è già avvenuto.

Pene, procedibilità e truffa online

Entrambi i reati prevedono nella forma base la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa, ma le aggravanti li distinguono. Per la truffa, circostanze come il danno a enti pubblici o l’aver ingenerato il timore di un pericolo immaginario possono portare la pena fino a cinque anni. La frode informatica prevede aggravanti specifiche del contesto tecnologico: la pena sale fino a sei anni quando il fatto è commesso in danno dello Stato o di altro ente pubblico, o con furto o uso indebito dell’identità digitale altrui — un’aggravante introdotta proprio per rispondere alla diffusione del furto di credenziali e identità.

Sul piano della procedibilità, entrambi i reati sono di norma perseguibili a querela della persona offesa: è la vittima a dover sporgere denuncia-querela perché si proceda. Si passa invece alla procedibilità d’ufficio nei casi aggravati — ad esempio quando il danno colpisce lo Stato o un ente pubblico. È un dettaglio pratico importante: chi subisce una truffa online deve attivarsi presentando querela, di regola entro tre mesi dal fatto.

E qui si chiarisce un equivoco comune: la cosiddetta “truffa online” o “truffa informatica” non è una terza fattispecie a sé. A seconda di come è stata eseguita, ricade nella truffa (se ha ingannato una persona) o nella frode informatica (se ha manipolato un sistema) — ed è il motivo per cui la stessa vicenda può essere qualificata in modi diversi.

Le frodi informatiche che colpiscono le aziende

Per un’impresa la distinzione non è solo teorica: le frodi che la colpiscono oggi stanno proprio sul confine tra truffa e frode informatica. La CEO fraud parte da un inganno (un’email che impersona un dirigente per indurre un dipendente al bonifico) e somiglia alla truffa; gli attacchi che usano credenziali rubate per accedere ai sistemi e disporre operazioni scivolano invece nella frode informatica. In mezzo c’è tutto il fenomeno del furto d’identità, che alimenta entrambe.

Per l’azienda ciò che conta, prima ancora della qualificazione giuridica, è la prevenzione: la maggior parte di questi attacchi sfrutta l’anello umano e sistemi non adeguatamente protetti.

La corretta qualificazione di un reato spetta agli organi competenti; ridurre il rischio che il reato avvenga, invece, è terreno della prevenzione. Cyberment affianca le imprese italiane con la formazione cyber security per i dipendenti, che insegna a riconoscere gli inganni alla base delle frodi, e con il Vulnerability Assessment per individuare le debolezze dei sistemi prima che vengano sfruttate.


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