Scopri cos’è il ransomware Cl0p, come funziona, chi ha colpito e quali strategie adottare per difendersi da una minaccia globale.
Nel vasto panorama delle minacce informatiche, il ransomware si è guadagnato da tempo il ruolo di protagonista. Una forma d’attacco che non si limita solo a bloccare l’accesso ai file, ma che ora è sinonimo di estorsione, violazione della privacy e compromissione sistemica delle infrastrutture. Il mondo digitale ha ormai smesso di essere un terreno neutro: ogni organizzazione, ogni ente pubblico, ogni fornitore di servizi è potenzialmente nel mirino. La diffusione del ransomware-as-a-service, la rapidità degli attacchi e l’uso combinato di tecniche di crittografia e furto dati rendono questo tipo di minaccia non solo devastante, ma anche difficile da prevedere.

Tra i gruppi che hanno saputo sfruttare al meglio questo nuovo paradigma criminale, ce n’è uno che si è distinto per costanza, impatto e spietatezza: Cl0p. Un nome che oggi fa tremare aziende, ministeri e infrastrutture critiche. Un collettivo che ha portato l’estorsione informatica a un livello completamente nuovo.
Ma come sempre, andiamo con ordine e affrontiamo per gradi l’argomento.
Chi è il collettivo Cl0p?
Quando si nomina il collettivo Cl0p, ci si riferisce a un gruppo cybercriminale affiliato alla scena ransomware-as-a-service (RaaS). Costituitosi nel 2019, ha alle sue spalle una lunga serie di attacchi mirati contro aziende di rilievo internazionale. Le sue origini sembrano legate al gruppo TA505, uno dei più attivi e sofisticati threat actor emersi nell’ultimo decennio. Sin dall’inizio, Cl0p ha mostrato una spiccata abilità nel condurre campagne di estorsione su larga scala, adottando tecniche avanzate di compromissione e tattiche di doppia estorsione.
Diversamente dagli altri collettivi RaaS che si limitano a criptare i dati e richiedere un riscatto, Cl0p ha adottato una strategia ben più aggressiva. Prima ruba una quantità considerevole di informazioni sensibili, poi minaccia di pubblicarle in caso di mancato pagamento, sfruttando anche un proprio leak site nel dark web come canale di pressione. Questa tattica, perfezionata nel tempo, ha reso Cl0p un collettivo estremamente temuto, soprattutto in ambito enterprise e governativo.
Il gruppo ha dimostrato una particolare predilezione per le vulnerabilità zero-day e le supply chain compromise, privilegiando l’ingegneria sociale, l’esfiltrazione preventiva dei dati e l’automazione dei processi di attacco. Gli attacchi non sono casuali: Cl0p seleziona con cura i propri bersagli, puntando a realtà con un’alta capacità di pagamento e una bassa tolleranza alla perdita di reputazione. Tutto grazie alla sua arma identificativa: il ransomware omonimo.
Come funziona il ransomware Cl0p?
Dal punto di vista tecnico, il ransomware Cl0p è progettato per colpire sia ambienti Windows, che infrastrutture virtualizzate e dispositivi di archiviazione in rete (NAS). Dotato di un’architettura alla base molto flessibile, permette al collettivo di adattare ogni attacco al contesto specifico della vittima, personalizzando payload, modalità di diffusione e tecniche di persistenza. Le fasi dell’attacco si sviluppano in modo coordinato, sfruttando strumenti noti e tecniche di compromissione avanzate, spesso supportate da una fase preliminare di ricognizione interna estremamente dettagliata.
Ogni attacco ha inizio con un accesso iniziale, ottenuto tramite phishing mirato, vulnerabilità zero-day o sfruttamento di software di terze parti, come accaduto con i famigerati attacchi alla piattaforma MOVEit Transfer del giugno 2023. Una volta ottenuto un primo entry point, gli operatori di Cl0p procedono alla privilege escalation, al movimento laterale e all’esfiltrazione sistematica dei dati più sensibili. Solo dopo aver completato questa fase nel più totale silenzio viene avviata la cifratura dei file.
La peculiartià di Cl0p risiede nella sua capacità di eludere le difese tradizionali. Il ransomware impiega meccanismi di offuscamento e sideloading di DLL, tecniche di Living-off-the-Land, di cui si cita l’abuso di PowerShell, WMI, PsExec, ed è in grado di disattivare i software antivirus e i sistemi di monitoraggio. Una volta avviato il payload, Cl0p cifra i dati con algoritmi robusti, eliminando le shadow copies e rendendo irrecuperabili i backup locali.
Ma non è tutto. In piena filosofia di doppia estorsione, Cl0p comunica alle vittime che i dati sono stati sottratti e minaccia la loro pubblicazione su un portale dedicato nel dark web. Questa pressione psicologica è spesso più efficace della cifratura stessa, poiché induce le vittime al pagamento per evitare danni reputazionali o conseguenze legali legate alla violazione dei dati.
Attacchi noti e vittime accertate
Sin dalla sua prima apparizione, Cl0p si è reso protagonista di attacchi informatici tra i più impattanti mai registrati. Questo perché la maggior parte delle sue vittime sono enti governativi, multinazionali, aziende sanitarie e istituti di ricerca.
Uno degli attacchi più noti è quello condotto a danno di Accellion, nel dicembre 2020. Gli operatori Cl0p hanno sfruttato quattro vulnerabilità zero-day nella piattaforma FTA (File Transfer Appliance), compromettendo i sistemi di numerose realtà internazionali, tra cui la Reserve Bank of New Zealand, Shell e la Stanford University. I dati rubati sono stati pubblicati sul portale di leak del gruppo, a dimostrazione dell’efficacia della doppia estorsione già allora applicata con precisione.
Come accennato nel paragrafo precedente, nel giugno 2023 il collettivo è tornato alla ribalta colpendo la piattaforma MOVEit Transfer di Progress Software. L’exploit di una vulnerabilità zero-day ha consentito a Cl0p di accedere a dati sensibili appartenenti a centinaia di organizzazioni in tutto il mondo. Secondo le stime fornite da diverse fonti di threat intelligence, oltre 2.000 aziende sono rimaste coinvolte, tra cui anche BBC, British Airways, Ernst & Young e Siemens Energy. L’attacco ha messo in luce la capacità del gruppo di portare avanti operazioni su larga scala sfruttando supply chain compromesse.
Non mancano poi bersagli istituzionali. Infatti, nel febbraio 2023 Cl0p ha rivendicato l’attacco al Dipartimento dei Trasporti del Minnesota, pubblicando dati interni sensibili sul proprio leak site. Attacchi simili sono stati registrati anche nei confronti di agenzie governative statunitensi e canadesi, a dimostrazione di come le campagne del collettivo siano spesso mosse da logiche geopolitiche, oltre che da interessi economici.
Best practices contro un ransomware-as-a-service
Al fine di proteggere sé stessi e la propria organizzazione da un ransomware come Cl0p, occorre adottare misure concrete, chiare e mirate. Ecco perché sono di seguito riportate alcune tra le best practices più efficaci per ridurre il rischio.
- Aggiornare costantemente i propri sistemi.
Poiché il collettivo Cl0p sfrutta vulnerabilità zero-day nei software più diffusi, i sistemi devono essere aggiornati con regolarità, soprattutto se esposti a internet. - Limitare gli accessi e isolare le risorse critiche.
Reti separate, utenti con accessi minimi e nessuna concessione ai privilegi inutili. Se un punto viene compromesso, deve restare isolato. In tal modo gli attaccanti si vedono ridotta considerevolmente la possibilità di condurre movimenti laterali allìinterno della rete aziendale. - Mantenere backup offline, verificati e protetti.
In questo frangente, la regola d’oro non è solo di eseguire regolarmente i propri backup, ma di conservarli su server e posizioni esterne alla rete di uso comune. Meglio ancora su server offline e ben protetti. - Monitorare costantemente le attività di rete.
Attraverso l’impiego dei moderni EDR, di log centralizzati e alert, è possibile accorgersi immediatamente di eventuali anomalie all’interno della rete. Così facendo, è possibile intervenire immediatamente e stroncare sul nascere qualsiasi possibilità di attacco. - Formare adeguatamente e continuativamente il personale.
La formazione continua resta la miglior difesa contro i tentativi di attacco più subdoli. Simulazioni, esempi concreti e messaggi chiari, aiutano a ridurre notevolmente il margine d’errore.
In conclusione
In base a quanto discusso, si può affermare che Cl0p è attualmente una delle minacce più sofisticate e pericolose del panorama cyber. La sua evoluzione, la capacità di adattarsi rapidamente ai contesti e l’efficacia con cui colpisce target ad alto valore lo rendono un esempio emblematico della nuova generazione di ransomware-as-a-service. La capacità del collettivo di colpire infrastrutture critiche, enti governativi e grandi aziende dimostra che nessuna realtà può considerarsi al sicuro.
Ecco perché si torna a ribadire che la prevenzione non è un’opzione, ma una necessità operativa. Ogni mancata configurazione, ogni aggiornamento rimandato, ogni utente non formato, rappresenta un entry point molto appetibile per i cybercriminali. E quando si ha a che fare con gruppi strutturati come Cl0p, basta un solo errore per mettere a rischio l’intera infrastruttura aziendale.
