Il dark web è notoriamente associato ad attività di hacking e compravendita di dati e merci illegali.
Ma questa è solo una parte della verità: se da un lato è il luogo privilegiato per le attività illecite, dall’altro è anche l’unica via di libera espressione e accesso a internet per chi vive in Paesi sottoposti a censura.

Capire cos’è davvero il dark web — e soprattutto come si distingue dal deep web e dal surface web, tre termini spesso confusi tra loro — è il primo passo per orientarsi in un tema tanto citato quanto frainteso. In questa guida vediamo cosa significano questi termini, come si accede al dark web, perché è rischioso e cosa significa per un’azienda che i propri dati possano finirci.

  1. Cos’è il dark web
  2. Surface web, deep web e dark web: le differenze
  3. Come si accede al dark web
  4. Luci e ombre: privacy e rischi
  5. Dark web e aziende: perché riguarda anche voi
Che cos'è il dark web e come si differenzia da deep web e surface web

Cos’è il dark web

Il dark web nasce a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila, e da allora attira l’attenzione di chi cerca privacy e anonimato online. A differenza della rete comune, accessibile a tutti, il dark web non è indicizzato dai motori di ricerca ed è raggiungibile solo attraverso client o browser specifici che permettono di navigare in forma anonima, resi possibili da reti peer-to-peer e protocolli dedicati.

È un falso mito che ospiti soltanto contenuti illegali. Accanto ai mercati clandestini convivono versioni anonime e cifrate di portali e social network, usate per aggirare la censura: lo strumento più noto per accedervi, Tor (The Onion Routing), permette di raggiungere versioni con estensione .onion di siti comuni, protette da una rete di proxy che cifra e smista più volte i dati prima che raggiungano la destinazione, rendendo molto difficile risalire all’utente.

Surface web, deep web e dark web: le differenze

I tre termini vengono spesso usati come sinonimi, ma indicano cose diverse. La confusione più frequente è tra deep web e dark web: il primo è enorme e del tutto legittimo, il secondo ne è solo una piccola porzione nascosta. Ecco il quadro:

LivelloCos’èCome si accedeEsempi
Surface webLa parte indicizzata e pubblica del webBrowser e motori di ricerca comuniSiti web, blog, e-commerce, notizie
Deep webLe pagine non indicizzate, protette o private — perfettamente legittimeBrowser comuni, ma con credenziali o autorizzazioniHome banking, email, intranet aziendali, database, servizi in abbonamento
Dark webUn piccolo sottoinsieme del deep web, deliberatamente nascosto e anonimoSolo con browser dedicati (Tor, I2P, ZeroNet)Siti .onion, mercati clandestini, forum, ma anche portali anti-censura

L’immagine più usata per spiegarlo è l’iceberg: il surface web è la punta emersa, appena il 10% del totale, mentre deep web e dark web costituiscono il 90% sommerso e invisibile. Ma è un errore leggere quel 90% come “la parte pericolosa”: la stragrande maggioranza è deep web assolutamente ordinario — la vostra casella di posta, il gestionale aziendale, l’estratto conto online. Il dark web vero e proprio è una frazione minima anche di quella parte sommersa.

differenze surface deep dark web

Una precisazione utile riguarda il termine darknet: una darknet è una singola rete privata e isolata con connessioni peer-to-peer accessibile solo a utenti specifici; l’insieme di tutte le darknet compone il dark web.

Come si accede al dark web

L’accesso al dark web richiede software specifici, il più noto dei quali è il browser Tor, che cifra i dati e li fa rimbalzare attraverso una rete di server intermediari per nascondere posizione e identità dell’utente. Esistono alternative come I2P (software libero per connessioni anonime cifrate) e ZeroNet (rete decentralizzata basata su crittografia). I siti hanno estensione .onion e indirizzi composti da stringhe casuali difficili da memorizzare, motivo per cui la navigazione si appoggia spesso a directory che ne raccolgono gli indirizzi.

Va detto con chiarezza, perché è una domanda che molti si pongono: accedere al dark web non è di per sé illegale — dipende interamente da cosa vi si fa. Usarlo per proteggere la propria privacy è lecito; usarlo per acquistare beni o servizi illegali costituisce reato, esattamente come nel mondo fisico. Il tema è approfondito nell’articolo dedicato a se è lecito accedere al dark web. Resta il fatto che, sul piano della sicurezza, è un ambiente ostile: i siti sono spesso privi anche dei più basilari standard di protezione, e l’utente inesperto rischia di imbattersi in portali fraudolenti, malware e truffe.

Luci e ombre: privacy e rischi

Il dark web ha una doppia natura. Sul lato positivo c’è la privacy: la possibilità di navigare in anonimato consente la libera espressione a chi vive sotto regimi oppressivi, permettendo a giornalisti, dissidenti e attivisti di comunicare senza timore di essere perseguitati. È una funzione tutt’altro che marginale in molte aree del mondo.

Sul lato negativo, l’anonimato è anche ciò che rende il dark web il terreno ideale per le attività illecite: mercati di droghe e armi, materiale illegale, e soprattutto — il punto che riguarda direttamente le aziende — i forum dove si comprano e vendono dati rubati, dalle carte di credito alle credenziali aziendali esfiltrate.

Negli stessi mercati si offrono anche veri e propri hacker su commissione: ma chi cerca un hacker a pagamento scopre che ricorrervi significa quasi sempre subire una truffa o commettere un reato. A questo si aggiunge il rischio di sicurezza per chi vi accede senza competenze: Tor non è infallibile, e i portali non regolamentati sono un veicolo frequente di malware.

Dark web e aziende: perché riguarda anche voi

Per un’azienda il dark web non è una curiosità tecnologica, ma il luogo dove finiscono i dati dopo una violazione.
Quando un attacco informatico sottrae credenziali, documenti o dati dei clienti, la destinazione tipica è un mercato o un forum del dark web, dove quelle informazioni vengono vendute o diffuse — spesso mesi dopo il furto, quando l’azienda ha già dimenticato l’incidente. È il motivo per cui esiste il dark web monitoring: servizi che sorvegliano questi ambienti alla ricerca di dati aziendali esposti, per intervenire prima che vengano sfruttati.

Ma il monitoraggio interviene a valle, quando i dati sono già usciti. La vera partita si gioca prima: evitare che escano. E qui il fattore decisivo sono quasi sempre le persone — credenziali deboli o riutilizzate, e-mail di phishing aperte senza sospetto, che consegnano agli attaccanti le chiavi d’ingresso. Ridurre questo rischio significa lavorare sulla consapevolezza di chi, ogni giorno, gestisce le password e apre gli allegati.

La maggior parte dei dati che finiscono sul dark web esce da un errore umano: una password riutilizzata, un’e-mail di phishing aperta senza sospetto. La nostra Academy forma i dipendenti della vostra azienda a riconoscere questi tentativi e a gestire le credenziali in sicurezza, chiudendo la porta d’ingresso preferita dagli attaccanti.

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