Lunedì mattina, primo caffè, casella di posta aperta.
C’è una mail del corriere: il pacco è in giacenza, basta confermare l’indirizzo. Un clic e il gioco è fatto.
Peccato che nessuno vi abbia spedito niente.
La maggior parte degli attacchi informatici comincia così.
Non con un genio dell’informatica chiuso in uno scantinato ma con un gesto normale, fatto di fretta da una persona qualsiasi.
I rischi della rete riguardano chiunque usi un computer o uno smartphone per lavorare. Non solo chi lavora nell’IT.
In questo articolo vediamo quali sono i rischi più comuni, come riconoscerli e cosa fare se qualcosa va storto. Con meno termini tecnici possibile.

Che cosa sono i rischi della rete
Ogni volta che aprite la posta, visitate un sito o vi collegate al Wi-Fi di un albergo, il vostro dispositivo scambia dati con l’esterno.
Quasi sempre va tutto bene. Qualche volta dall’altra parte c’è qualcuno che vuole i vostri dati, il vostro account o i soldi dell’azienda.
I rischi si dividono in due grandi famiglie:
- gli errori: un allegato aperto senza pensarci, un file condiviso con la persona sbagliata, una password scritta su un post-it;
- gli inganni: qualcuno che vi raggira apposta per entrare nei sistemi dell’azienda.
Spesso le due cose si mescolano. L’attaccante prepara la trappola e aspetta che qualcuno, di fretta, ci caschi.
Per questo la tecnologia da sola non basta. Firewall e antivirus fermano molto ma non possono decidere al posto vostro se una mail è vera.
I rischi che incontrate ogni giorno
Questi sono i casi che chi si occupa di sicurezza vede più spesso nelle aziende. Per evitarli non servono competenze tecniche.
Email e messaggi trappola
Il phishing è una mail che si finge qualcun altro: la banca, il corriere, un fornitore, perfino un collega.
Vi chiede di cliccare su un link, aprire un allegato o inserire una password. Di solito con una certa urgenza.
Lo stesso trucco arriva anche via SMS e al telefono. Le differenze le abbiamo spiegate nell’articolo su phishing, smishing e vishing.
Il segnale più affidabile non è l’errore di grammatica, che oggi è sempre più raro. È la fretta.
Se un messaggio vi mette pressione, fermatevi.
Password riutilizzate
Usare la stessa password per la posta di lavoro e per il sito delle offerte è comodo. È anche il modo più rapido per perdere tutti e due gli account.
Quando un sito qualsiasi subisce un furto di dati, le password finiscono in elenchi che girano tra i criminali. Loro le provano ovunque, in automatico.
Potete controllare se la vostra email compare in uno di questi furti con Have I Been Pwned.
La difesa è semplice. Una password diversa per ogni servizio, un password manager per ricordarle (chiedete all’IT quale usare) e l’autenticazione a più fattori dove c’è.
Wi-Fi pubblici
Il Wi-Fi gratuito di bar, stazioni e alberghi è comodo ma non sapete chi lo gestisce né chi altro è collegato.
Su una rete aperta qualcuno può vedere parte del traffico. Oppure può creare una rete finta con un nome credibile, tipo “Hotel_Guest_Free”.
Se dovete lavorare fuori ufficio, usate l’hotspot del telefono o la VPN aziendale se l’avete. Ne parliamo nell’articolo sulla sicurezza delle reti Wi-Fi.
Chiavette USB e allegati
Una chiavetta trovata nel parcheggio è un classico. Chi la infila nel PC per vedere di chi è può installare un programma dannoso senza accorgersene. La tecnica ha anche un nome: baiting.
Vale lo stesso per gli allegati che non aspettavate: fatture mai richieste, curriculum non sollecitati, documenti “da firmare subito”.
Nel dubbio non apriteli e chiedete all’IT.
Aggiornamenti rimandati
“Ricordamelo domani” è probabilmente il pulsante più cliccato in ufficio.
Molti aggiornamenti chiudono falle che i criminali conoscono già e sfruttano. Rimandarli per settimane significa lasciare una porta aperta.
Abbiamo raccontato perché si rimandano gli aggiornamenti e quanto costa.
Richieste urgenti di pagamento
Una mail del direttore che chiede un bonifico urgente e riservato. Un fornitore che comunica un nuovo IBAN.
Sono tra le truffe più costose per le aziende perché non serve nessun virus: basta convincere la persona giusta. Spesso partono da una casella di posta violata, come spieghiamo nell’articolo sull’IBAN swapping.
La regola è una sola. Le richieste di pagamento si verificano con una telefonata, al numero che avete già in rubrica. Mai a quello scritto nella mail.
Riconoscere una trappola si impara
I corsi della Cyberment Academy aiutano i dipendenti a riconoscere phishing, truffe e richieste sospette, partendo da esempi concreti.
Cosa rischia l’azienda
Un clic sbagliato raramente resta il problema di una sola persona.
Ecco cosa può succedere quando un attacco va a segno:
- i computer si bloccano e il lavoro si ferma, a volte per giorni;
- i dati di clienti e colleghi finiscono nelle mani sbagliate;
- partono bonifici verso conti da cui i soldi non tornano più;
- clienti e fornitori perdono fiducia;
- l’azienda deve pagare tecnici, avvocati e a volte sanzioni.
Il caso peggiore è il ransomware, il programma che blocca tutti i file e chiede un riscatto per liberarli.
Per chi deve gestire l’emergenza abbiamo scritto una guida su cosa fare nelle prime quattro ore.
Le abitudini che fanno la differenza
La buona notizia è che la maggior parte dei rischi si evita con poche abitudini. Non serve un corso di informatica.
- Prima di cliccare, contate fino a dieci. Chi ha fretta di farvi cliccare di solito ha un motivo.
- Controllate il mittente vero, non solo il nome che compare. Sullo smartphone toccate il nome per vedere l’indirizzo completo.
- Verificate le richieste strane su un altro canale: una telefonata o due parole di persona.
- Usate password diverse e attivate l’autenticazione a più fattori.
- Installate gli aggiornamenti quando ve li propone il sistema.
- Tenete separati lavoro e vita privata: niente account personali sul PC aziendale e niente file di lavoro sul PC di casa.
- Segnalate subito all’IT tutto quello che vi sembra strano.
L’ultimo punto è il più importante.
Nessuno dovrebbe rimproverare chi segnala un errore. Una segnalazione che arriva dopo cinque minuti si gestisce. Una che arriva dopo cinque giorni spesso no.
Cosa fare se avete già cliccato
Succede. Anche a chi lavora nella sicurezza.
Conta quello che fate nei minuti successivi.
- Staccate il computer dalla rete: togliete il cavo o disattivate il Wi-Fi. Non spegnetelo, a meno che non ve lo chieda l’IT.
- Avvisate subito l’IT o il vostro responsabile. Raccontate cosa avete fatto, anche se vi sembra una sciocchezza.
- Se avete inserito una password, cambiatela subito da un altro dispositivo. Se la usate anche altrove, cambiatela anche lì.
- Non cancellate la mail o il messaggio: a chi indaga serve per capire cosa è successo.
Se le vostre credenziali sono finite in giro, trovate altri consigli nell’articolo su cosa fare con una password compromessa.
In sintesi
I rischi della rete cambiano forma di continuo ma passano quasi sempre dalle stesse porte: la posta, le password, le reti a cui ci colleghiamo e la fretta.
Conoscerli è il primo passo. Il secondo è parlarne in azienda, perché la sicurezza funziona solo se riguarda tutti e non solo l’IT.
Per questo vale la pena investire nella formazione di sicurezza in azienda.
Quali rischi corre la vostra azienda?
Partiamo da come lavorate ogni giorno: posta, accessi, dispositivi, fornitori. Vi diciamo dove siete più esposti e da cosa conviene cominciare.
