Perché i criminali “saltano” da una criptovaluta all’altra?
Che ruolo hanno i Cross-Chain Bridge e perché sono così importanti?

C’è stato un tempo in cui le valute virtuali erano relegate unicamente nel mondo dei videogiochi e ai simulatori di vita, come Second Life e affini.
Tuttavia, col progredire della tecnologia e delle innovazioni apportate nel mondo della crittografia, si è assistito alla transizione di questa valuta da qualcosa di relegato a una semplice idea, ad un modello finanziario vero e proprio.

Questo è stato possibile grazie alla rivoluzione apportata dalla blockchain, in quanto si è potuto sfruttare un registro digitale che registra ogni transazione finanziaria che avviene in rete, con il vantaggio di avere un sistema trasparente e crittografato in tempo reale.
Tuttavia, come tutte le tecnologie, è stata solo questione di tempo prima che gli attori della scena criminale decidessero di manifestarsi e di sfruttarla per i propri fini.

chain hopping

Abbiamo assistito a collettivi cybercriminali e singoli individui che, chiedendo un riscatto in Bitcoin alle proprie vittime, hanno iniziato a sfruttare una nuova tecnica per accedere ad altre blockchain, senza preoccuparsi delle criptovalute che queste usano.
Tale tecnica prende il nome di Chain Hopping.
Ma come sempre andiamo con ordine e analizziamo l’argomento per gradi.

Criptovalute e Blockchain

Per chi non conoscesse di cosa si tratta, si definisce criptovaluta una valuta digitale non regolata, né mantenuta da nessuna autorità centrale, quale può essere un governo o una banca vera e propria.
Questa si compone di blocchi di informazione collegati tra loro e protetti in tempo reale da un algoritmo crittografico estremamente efficace.
Ciascun blocco si compone di:

  1. un puntatore hash che funge da collegamento al blocco precedente;
  2. una marca temporale;
  3. dati inerenti alle transazioni effettuate;

Si stima che attualmente siano in circolazione oltre 24.000 criptovalute e tra le più note si citano:

  • Bitcoin
  • Ethereum
  • Ripple
  • Litecoin
  • Tron
  • Tether
  • Altcoin

Parlando proprio di Bitcoin, c’è da dire che questo è stato il capostipite delle criptovalute e non a caso viene definito anche oro digitale.
Esordito sulle scene digitali a partire dal 2009 da parte di un collettivo firmatosi con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, il Bitcoin ha rappresentato di fatto uno spartiacque tra il vecchio e il nuovo mondo digitale, poiché fautore della tecnologia blockchain.
Quest’ultima è una struttura dati che richiama molto l’albero binario, con un nodo radice che genera sia nodi genitori con nodi figli, che nodi terminali. La differenza tra le due strutture dati risiede nel fatto che i nodi vengono definiti blocchi e che questi vengono connessi tra loro mediante crittografia.
La blockchain appartiene alla categoria dei registri distribuiti, ovvero una famiglia di sistemi basati su un registro replicato, condiviso e sincronizzato tra più soggetti presenti in molteplici luoghi. Tuttavia, affinché questi possano comunicare tra di loro, non è richiesto che gli attori coinvolti conoscano la reciproca identità, in quanto la comunicazione è gestita da un protocollo condiviso.

Sebbene si possa pensare che mediante blockchain vi sia la possibilità di comunicare tra due catene differenti, questo non è possibile, in quanto ciascuna blockchain è isolata dall’altra, rappresentando di fatto un mondo a sé stante.
Tuttavia, la comunicazione tra blockchain è stata resa possibile grazie all’introduzione di una nuova tecnica: il Cross-Chain Bridge.

Cross-Chain Bridge e Chain Hopping

Il Cross-Chain Bridge è di fatto un ponte di comunicazione tra due, o più blockchain differenti tra di loro.
Si tratta nello specifico di applicazioni software che permettono l’esecuzione di transazioni tra differenti criptovalute che impiegano blockchain incompatibili tra di loro, permettendo così agli utenti di scambiare asset senza preoccuparsi di quale valuta sia effettivamente in uso.
Se da una parte questo ha rappresentato una notevole innovazione nel campo delle blockchain e delle transazioni digitali, dall’altra ha portato a sbarcare sulla scena i vari collettivi cybercriminali. Con l’introduzione del Cross-Chain Bridge, attori della scena come Rhysida, Acea o Chaos hanno iniziato a convertire in maniera spasmodica il loro portafogli di Bitcoin in altre criptovalute.
Tutto questo a causa delle continue fluttuazioni del valore effettivo di una criptovaluta rispetto al token nativo del network di appartenenza.

Per cui una conversione da Bitcoin a Ethereum o Tron, porta notevoli guadagni con l’aggiunta di una criptazione costante ed efficace.
Questo fenomeno prende il nome di Chain Hopping, in quanto si salta letteralmente da una valuta all’altra, favorendo così il riciclaggio di denaro ottenuto illecitamente.
Eppure, c’è da aggiungere che questa non è la prima operazione di lavaggio di criptovalute sporche.

Riciclaggio decentralizzato

Dove c’è denaro, è probabile che compaia anche qualche illecito e infatti, anche per il Bitcoin è valsa questa regola.
Sin dalla sua introduzione i criminali informatici hanno sviluppato tecnologie per ottenerne grandi quantità e successivamente ripulirlo, spesso e volentieri dando vita ad autentici servizi.
Basti pensare che nel 2013 si stimò che Bitcoin Fog, il più apprezzato servizio di questo genere, era stato impiegato per riciclare oltre 96.000 Bitcoin provenienti dal marketplace sul dark web Sheep drugs.

Da allora le strategie adottate dalle forze governative, con il supporto degli esperti di sicurezza informatica, sono divenute sempre più violente e repentine.
Ma queste non sono state sufficienti a scoraggiare gli attori della scena criminale, che, col rapido progredire della tecnologia e l’esplosione del mercato delle criptovalute degli ultimi anni, hanno investito maggiori risorse nel chain-hopping e nel riciclaggio decentralizzato.

Secondo un report redatto da Eray Arda Akartuna e Thibaud Madelin, esperti di blockchain di Elliptic, si stima che a ottobre 2022 siano stati riciclati almeno 4 miliardi di dollari in criptovalute, sfruttando un sistema di scambi decentralizzati (DEX), coin swapping e cross-chain bridges. Tale fenomeno è stato descritto come la nuova frontiera del riciclaggio di criptovalute. I due ricercatori hanno infatti dimostrato come il libero flusso di capitali tra asset virtuali sia divenuto molto semplice grazie ai DEX.

Tali scambi sono avvenuti coinvolgendo due tra i più apprezzati e diffusi DEX attualmente sul mercato: Curve e Uniswap, a cui si aggiunge il protocollo aggregatore 1inch.
I dati ottenuti dalle analisi hanno dimostrato che sono stati scambiati e riciclati 1,2 miliardi di dollari solo con Curve, poiché lo scambio tra utenti avviene sia all’interno, che all’esterno di reti differenti e senza che gli interlocutori siano in possesso di alcun account. Ciò non solo rende le loro transazioni anonime, ma anche difficilmente tracciabili.

Una risposta di cooperazione globale

La natura stessa delle criptovalute rende molto difficile una regolazione e un monitoraggio delle transazioni che avvengono online.
Ciò richiede una cooperazione a livello globale, in modo che si possa venire a creare un framework capace di contrastare questo fenomeno preoccupante. Una risposta simile era già al vaglio delle principali autorità globali, quali: Interpol, Financial Action Task Force e le Nazioni Unite.

Sebbene le politiche di risposta possano differire da Paese a Paese, queste devono focalizzarsi principalmente sui seguenti punti:

  • Introduzione obbligatoria delle regole KYC (Know Your Customer) e AML (Anti-Money Laundering)
    Ciascun portafoglio di criptovalute deve essere associato strettamente a queste regole, in modo da identificare ciascun proprietario e ridurre le transazioni anonime.
  • Migliorare le soluzioni di tracciabilità e sorveglianza
    Con algoritmi di tracciamento avanzati e strumenti di sorveglianza in grado di sfruttare la stessa blockchain, è possibile tracciare ogni singola transazione che avviene mediante Cross-Chain Bridges e DEX.
  • Obbligo di segnalazione
    Ogni transazione ritenuta sospetta deve essere segnalata, specialmente se viene effettuato un Chain Hopping.
  • Armonizzazione delle politiche
    Si rende necessario un processo di armonizzazione tra le varie giurisdizioni. Questo perché si deve contrastare l’abuso di arbitraggio normativo sfruttato dai criminali, in quanto le differenze tra i vari sistemi normativi globali giocano a loro vantaggio.

In conclusione

In ogni ambito la tecnologia avrà sempre un ruolo cruciale e ogni innovazione da essa apportata nella società verrà sempre sfruttata anche per loschi fini.
La blockchain sta subendo una profonda evoluzione, in quanto i ricercatori di Stanford hanno messo a punto un token opt-in, chiamato ERC-20R, in grado di stornare qualsiasi transazione che avviene entro un determinato periodo di tempo.

Tuttavia, ulteriori strumenti di monitoraggio e di analisi delle firme sono attualmente in fase di rilascio, il ché permette alle principali autorità di tracciare le transazioni che avvengono tra più blockchain. Inoltre, è allo studio una nuova tipologia di criptovaluta, definita moneta trasparente, che integra al suo interno una funzione nativa di tracciabilità, sempre basata su blockchain.
Si potranno pensare e implementare tutte le soluzioni adatte, ma deve anche esserci una collaborazione stretta dei politici con gli esperti del settore. Questo perché si devono comprendere sia la tecnologia, che le implicazioni derivanti dalla sua introduzione. La soluzione finale deve essere una regolamentazione delle criptovalute quanto più standardizzata possibile su scala globale, in quanto rappresenta l’unica arma efficace per contrastare il crescente fenomeno del Chain Hopping e del riciclaggio 4.0.


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