Il fondatore di Telegram arrestato per i contenuti illeciti diffusi sul lato oscuro della piattaforma.
Una spiegazione su cosa stia succedendo e le possibili conseguenze.
24 agosto 2024 – questa giornata ha suscitato molto scalpore la notizia dell’arresto di Pavel Durov: imprenditore russo, proprietario e fondatore della popolare applicazione di messaggistica istantanea Telegram. L’inchiesta, condotta dal nucleo francese per la lotta contro la violenza sui minori, ha come base la natura stessa dell’applicazione: la riservatezza dei propri utenti.

Le indagini preliminari hanno individuato in Durov il principale responsabile degli illeciti che avvengono su Telegram.
Tra questi si citano:
- la frode organizzata
- associazione a delinquere
- pedopornografia
- complicità in transazioni illegali.
La domanda che ora sorge spontanea è: cosa accadrà a Telegram?
Rimarrà ugualmente un baluardo per la privacy dei suoi utenti o sarà costretto ad abbandonare queste idee e condividere i dati privati?
Chi è Pavel Durov?
Pavel Valer’evič Durov è un imprenditore russo divenuto noto al pubblico nel 2013 per aver creato Telegram: l’applicazione di messaggistica istantanea concorrente di WhatsApp. Il prodotto è stato sviluppato congiuntamente da Pavel e suo fratello Nikolaj, con l’obiettivo di offrire agli utenti un servizio quanto più crittografato e sicuro possibile.
Ciò riflette in pieno il pensiero politico di Durov.
In quanto oppositore di Vladimir Putin e grande sostenitore di liberà individuale, si è visto costretto ad un lunghissimo periodo di auto-esilio dalla Russia. Quest’ultimo iniziato proprio nel 2014, quando venne licenziato dal social network russo VK, a seguito del suo rifiuto di condividere i dati privati degli utenti con il governo russo.
A seguito del grande successo ottenuto con Telegram, Durov ha fondato Telegram LLC, una S.r.l. con sede a Dubai che funge sia da sviluppatore, che manutentore dell’applicazione. Da allora l’imprenditore ha continuato a mantenere fede alla propria filosofia, rendendola di fatto la chat più utilizzata da tutti coloro che vivono sotto regimi, o in Paesi dove la libertà di informazione è compromessa.
C’è da dire che questo tipo di mentalità aperta, è stata riflessa anche nel modo con cui Telegram viene mantenuta.
I suoi client sono distribuiti come software open source e chiunque può realizzarne una versione ad hoc per i propri interessi. Non è infatti raro vedere delle funzionalità nate in versioni homebrew, venire poi integrate nel client ufficiale da parte della stessa Telegram. Ciò incentiva non poco la collaborazione tra utenti e sviluppatori.
Nel corso degli anni, Durov si è anche dimostrato un filantropo e sostenitore di fondazioni senza scopo di lucro.
A tal proposito, nel 2012 pubblicò diversi manifesti per migliorare la Russia e donò un milione di dollari a Wikimedia Foundation.
Nel 2014 donò 250.000 dollari alla fondazione per la diversificazione dell’industria dello zucchero di Saint Kittis e Nevis.

L’arresto a Parigi
Sabato 24 agosto 2024 Pavel Durov è stato arrestato a Parigi con l’accusa di complicità in attività illegali avvenute su Telegram.
L’arresto è avvenuto all’aeroporto di Parigi Le Bourget, con l’autorità francese che afferma di essere stata costretta a quest’azione a seguito della mancata collaborazione da parte dell’imprenditore nella rimozione dei contenuti pericolosi sulla sua piattaforma.
In particolare, l’OFMIN (Ufficio esperto per la lotta alla violenza sui minori) è stato il primo a emettere un mandato di perquisizione e arresto nei confronti di Durov, proprio per il lato oscuro della sua piattaforma, ancora priva di una moderazione efficace.
L’accusa principale mossa a Durov è quella di essere complice di questi reati, poiché non avrebbe mosso un dito per evitare che fossero condotti attraverso la piattaforma da lui amministrata e gestita. Ciò ha portato il Tribunale Giudiziario di Parigi ad accusare l’imprenditore di ben 12 capi di accusa, tra cui si citano:
- Complicità nel facilitare le transazioni illegali tra organizzazioni criminali.
- Rifiuto di comunicare informazioni e fornire documenti su richiesta delle autorità competenti.
- Possesso e diffusione di materiale pedopornografico.
- Frode organizzata.
- Associazione a delinquere.
- Riciclaggio di proventi derivanti da reati.
- Acquisizione, trasporto e compravendita di stupefacenti.
- Fornitura di servizi di crittografia volti a garantire riservatezza, autenticazione e monitoraggio dell’integrità senza una dichiarazione preventiva.
Questo caso rappresenta un precedente pericoloso, in quanto si tratta del primo arresto nella storia nei confronti di un CEO che basa le sue accuse interamente sul modus operandi di un prodotto.
Le azioni hanno contribuito a inasprire non solo i rapporti tra Francia e Russia, ma anche tra governi e utenti, che chiedono da anni politiche più trasparenti sia da parte loro, che dalle big tech del settore. Telegram è infatti portabandiera di questa filosofia, avendo scelto sin dal principio di mantenere una neutralità assoluta dal punto di vista politico.
Si stima che al giorno d’oggi l’applicazione sia usata da oltre 900 milioni di utenti, la maggior parte dei quali porta avanti campagne di mobilitazione democratica, unita alla diffusione di notizie che il più delle volte vengono censurate dai governi più oppressivi.
Il lato oscuro di Telegram
C’è da dire, tuttavia, che Telegram presenta anche un lato più oscuro. Poiché ogni chat è un territorio privato e la società interviene solo sui contenuti pubblici, gli utenti possono garantirsi un certo livello di riservatezza. Con la possibilità di creare gruppi anche di ventimila membri, canali e usare bot automatizzati, non è difficile per attori malevoli e criminali sfruttarne le peculiarità per condurre illeciti.
Ciò è stato possibile soprattutto per l’assenza di moderazione su Telegram, dove sono gli utenti stessi a dover fornire una serie di linee guida per moderare gruppi e canali. In assenza di tali regole, in breve è sorto un numero impressionante di canali e gruppi privati in cui si conducono svariati illeciti. Tra quelli attualmente più diffusi si citano:
- Compravendita di carte di credito clonate;
- Compravendita di sostanze stupefacenti;
- Compravendita di account rubati di vari servizi (Netflix, Prime Video, Disney+, Xbox, PSN, ecc.);
- Compravendita di account Telegram VoIP based;
- Servizi di botstorm;
- Iscrizioni a spamlist;
- Diffusione di materiale pornografico, pedopornografico, gore e snuff;
- Truffe finanziarie;
- Estorsioni erotiche;
- Phishing;
- Attacchi mediante diffusione di backdoors, malware e ransomware;
- Terrorismo estremista;
Questo livello di riservatezza è anche garantito dalla tecnologia alla base della piattaforma.
Telegram infatti impiega un algoritmo di criptazione proprietario sviluppato da Nikolaj Durov, chiamato MTProto.
Esso presenta due livelli di crittografia:
- Default: destinato a chat private e gruppi;
- Server-Client: destinato alle comunicazioni che avvengono tra client e server;
In altre parole, le chat che passano attraverso i server di Telegram, sono crittografate e sincronizzate in tempo reale con gli utenti. La società vi può accedere senza problemi, tuttavia sceglie di non condividerle al pubblico. Ed è proprio in questo che risiede la forza del brand di Telegram: una promessa fatta ai suoi utenti, che adesso rischia di venire meno.
Conseguenze
L’arresto di Pavel Durov è da considerarsi di natura geopolitica, poiché derivante dall’eterno conflitto tra sicurezza e privacy. Da una parte ci sono un uomo e una società che hanno scelto volutamente di non schierarsi politicamente, mentre dall’altra ci sono governi ed enti regolatori che vorrebbero far venir meno il diritto alla privacy degli utenti. In altri termini, il nostro controllo totale e incondizionato con la falsa promessa del voler evitare che avvengano reati e crimini.
Secondo Stefano Zanero, docente ordinario di sicurezza informatica, l’unica soluzione che potrebbe evitare un ulteriore conflitto tra le due parti, sarebbe l’abbandono della crittografia proprietaria, in favore di quella end-to-end. Il motivo è legato alla sua efficacia, alla sua robustezza e alla protezione che potrebbe garantire dalla sorveglianza di massa, poiché esistono altri metodi per spiare il telefono di un utente. Uno su tutti lo spyware, già ampiamente impiegato dalle forze dell’ordine contro sospettati e criminali.
Se le due parti dovessero finire per collidere nuovamente, si potrebbe assistere ad una deriva delle attuali politiche operative e strategiche della piattaforma. Il peggiore dei casi temuto dagli utenti, è proprio il venir meno alla promessa su cui Telegram si fonda: la divulgazione incondizionata dei dati personali. Questo perché, proprio come accaduto con Meta nel 2022, i governi potrebbero richiedere esplicitamente alla piattaforma l’inclusione di una backdoor nelle chat degli utenti considerati a rischio.
Nelle prime ore in cui la notizia è stata divulgata, si era avanzata l’ipotesi di una migrazione di massa verso altre applicazioni di messaggistica. Tuttavia, questa si è rivelata infondata, in quanto Telegram ha raggiunto la seconda posizione delle app più scaricate dall’App Store di Apple, nei due giorni successivi all’arresto di Durov.
Telegram attualmente si trova in equilibrio su un filo sottilissimo e le molteplici contraddizioni della vicenda rendono molto difficile stabilire con certezza quale sarà il suo futuro. I suoi utenti hanno già lanciato forte e chiaro il messaggio: sia garantita comunque la loro privacy.
Ciò che servirebbe davvero, è una maggior moderazione da parte dei creatori stessi, agendo direttamente contro chi gli illeciti li commette sin dal primo momento.
