Emersa una minaccia capace di aggirare la crittografia di Chrome per appropriarsi di un’ampia gamma di dati sensibili degli utenti.
Nel panorama informatico odierno non è raro imbattersi in minacce capaci di superare le contromisure adottate da sistemi operativi e browser: la loro complessità e le doti di camuffamento vengono rese sempre più efficaci dai cybercriminali. I nostri dati sensibili e le nostre identità digitali sono continuamente messi a rischio da clipper, keylogger e infostealer — merce preziosa per gli attori malevoli, che se ne appropriano sia per un ricavo economico sia per affinare le proprie tecniche di attacco.
Questi attacchi prendono spesso di mira i browser più diffusi, per garantirsi un’ampia superficie d’azione e maggiori probabilità di successo. Il bersaglio prediletto è quindi Google Chrome, ed è proprio lui l’obiettivo della minaccia di cui parliamo: Glove Stealer, un infostealer di nuova generazione che punta ai dati memorizzati nel browser.

Cos’è Glove Stealer
Apparso a inizio novembre 2024, Glove Stealer è una minaccia in costante aggiornamento, capace di aggirare la crittografia App-Bound proprietaria di Google. Il suo obiettivo primario è appropriarsi dei cookie di navigazione e di sessione memorizzati nel browser. Secondo le analisi dei ricercatori di Gen Digital, i primi a scoprirlo, Glove è un malware diffuso attraverso campagne di phishing, con una natura relativamente semplice e moduli di offuscamento ridotti — segno di una minaccia probabilmente ancora in fase di sviluppo, ma che potrebbe evolvere in un pericolo serio.
I suoi autori restano ignoti, ma hanno già dimostrato dimestichezza con le tecniche di ingegneria sociale: la diffusione di Glove segue un approccio simile a quello della campagna ClickFix, in cui le vittime vengono indotte a installare il malware da sé attraverso finti messaggi di errore contenuti in file HTML allegati alle e-mail di phishing.
Glove prende di mira principalmente i browser basati su Chromium — da Chrome a Edge, Brave, Opera e altri. Al furto dei cookie affianca la capacità di sottrarre i portafogli di criptovalute dalle estensioni del browser, i token di sessione delle principali app di autenticazione a due fattori e le password salvate nei password manager più diffusi e nel client di posta Thunderbird. Insomma, pur essendo ancora in fase embrionale, ha già dimostrato una notevole capacità offensiva.
Come funziona Glove Stealer
Scritto quasi interamente in .NET, Glove Stealer è in grado di aggirare la crittografia App-Bound introdotta da Google a partire da Chrome 127. Per farlo si appoggia a un componente di supporto che sfrutta un servizio di sistema Windows con privilegi elevati per ricostruire le chiavi protette — ma con un prerequisito importante: il malware deve prima ottenere i privilegi di amministratore sul dispositivo infetto. È un dettaglio che pesa sul piano difensivo, perché significa che un utente che opera senza permessi amministrativi rende l’attacco molto più difficile.
Gli analisti hanno inoltre osservato che Glove ricorre a una tecnica di decifratura ormai datata, già superata da metodi più efficaci usati dagli infostealer recenti: un’ulteriore conferma del suo stadio di sviluppo ancora acerbo. Resta però un fatto che desta preoccupazione: la crittografia App-Bound, pensata proprio per proteggere questi dati, non è bastata a fermare le campagne di infostealer mirate ai browser — a riprova che nessuna singola contromisura tecnica è sufficiente da sola.
Come proteggersi dagli infostealer
Gli infostealer si diffondono attraverso canali molto diversi — driver vulnerabili, vulnerabilità zero-day in sistemi operativi e browser, false correzioni pubblicate su forum e repository di codice — e per questo non esiste una misura universale che li elimini del tutto. Esistono però accorgimenti che riducono sensibilmente il rischio:
- Aggiornare costantemente browser, sistema operativo e driver: la puntualità nelle patch riduce drasticamente le possibilità di infezione;
- Operare senza privilegi amministrativi per le attività quotidiane: come mostra Glove, molti infostealer hanno bisogno dei permessi di amministratore per agire, e negarli è una barriera concreta;
- Filtrare le e-mail: poiché la diffusione passa soprattutto da phishing e malspam, servono filtri capaci di intercettare spoofing, phishing e allegati malevoli sin dall’origine;
- Adottare patch management automatico ed EDR: soluzioni con approccio Zero Trust e Threat Hunting, efficaci anche contro le minacce sconosciute.
Nessuna di queste misure, presa da sola, è risolutiva: è la loro combinazione a costruire una difesa in profondità. E resta valido il principio che attraversa tutta la famiglia degli infostealer — l’infezione parte quasi sempre da un gesto dell’utente, e la consapevolezza di chi usa il dispositivo è la prima linea di difesa.
Glove Stealer, come ogni infostealer, entra da un file aperto o un messaggio d’errore fasullo eseguito con le proprie mani: il punto d’ingresso è la persona. La nostra Academy forma i dipendenti della vostra azienda a riconoscere phishing, finti errori e file malevoli prima del clic che avvia l’infezione.
In conclusione
Pur non essendo ancora una minaccia pienamente sofisticata, Glove Stealer è un promemoria della fragilità della nostra vita digitale e del fatto che nemmeno le protezioni native dei browser sono infallibili. L’adozione di misure preventive — aggiornamento costante dei sistemi, gestione sicura delle credenziali, operatività senza privilegi eccessivi — è imprescindibile. Ma lo strumento più efficace resta un occhio critico su ciò che si visita, si scarica e si esegue: la consapevolezza è l’arma migliore di cui disponiamo.
Gli infostealer come Glove rubano le credenziali che aprono la porta ai vostri sistemi. Sapere dove siete esposti — endpoint, browser, accessi — è il primo passo per chiudere quella porta. Il nostro Vulnerability Assessment individua le debolezze della vostra infrastruttura e ve le restituisce in ordine di priorità.
