Ricerche sul web, posizioni GPS, dati bancari, messaggi, contatti, appuntamenti in agenda, foto e video.
Il telefono è il contenitore che svela tutto sul suo proprietario, e per questo entrarci dentro è un obiettivo interessante.
In questo articolo vediamo quali virus colpiscono davvero i dispositivi mobili, da quali segnali si riconosce un telefono infetto e come si interviene.

Come entrano i virus in uno smartphone
Il sistema operativo di uno smartphone è mediamente più protetto di quello di un computer, perché ogni applicazione gira isolata dalle altre e l’accesso alle funzioni del dispositivo passa da permessi espliciti. Proprio questa reputazione di sicurezza è però il problema principale. Chi considera il telefono inattaccabile per definizione non applica nessuna delle cautele che userebbe su un computer, e le vie d’ingresso restano aperte.
Sono essenzialmente quattro.
Le applicazioni dannose sono la prima e la più frequente.
L’utente installa qualcosa credendo che faccia una cosa e quel qualcosa ne fa anche un’altra. Possono essere copie di app note, scaricate da negozi non ufficiali, oppure applicazioni che superano i controlli degli archivi ufficiali e mostrano il loro vero comportamento solo dopo un aggiornamento successivo.
Le applicazioni di sorveglianza sono un caso a parte, perché richiedono accesso fisico al dispositivo.
Chi le installa ha avuto il telefono in mano, conosce il codice di sblocco e da quel momento intercetta comunicazioni e posizione.
Il phishing arriva via messaggio, posta o chat, con un collegamento che porta a una pagina che imita un servizio noto per farsi consegnare le credenziali.
Sul telefono funziona meglio che sul computer, perché lo schermo stretto nasconde l’indirizzo completo e non si riesce a leggere il dominio prima di toccare.
L’accesso all’account del dispositivo, infine, non tocca il telefono: chi ottiene le credenziali dell’account associato può scaricare il backup e leggere tutto quello che contiene, senza mai avere l’apparecchio fra le mani.
Quali malware colpiscono i dispositivi mobili
Una precisazione prima di entrare nel merito.
Nel linguaggio comune si parla di virus, ma il termine tecnico indica una categoria precisa, quella dei programmi che si agganciano ad altri file per replicarsi. Sui dispositivi mobili quella famiglia è quasi assente e quello che circola sono malware di altro tipo.
- Gli adware sono i più diffusi e i meno pericolosi: moltiplicano banner e aprono pagine pubblicitarie non richieste. Fastidiosi, raramente distruttivi.
- Gli spyware raccolgono informazioni all’insaputa dell’utente, dalla posizione al contenuto dei messaggi. Rientrano in questa famiglia sia gli strumenti commerciali di sorveglianza sia le applicazioni che chiedono permessi molto più ampi di quanto la loro funzione giustifichi.
- I trojan bancari sono la categoria che fa più danno economico. Si presentano come applicazioni innocue e restano in attesa che l’utente apra quella della banca, sovrapponendo allora una schermata identica che raccoglie le credenziali.
- Il ransomware su mobile blocca il dispositivo e chiede un pagamento per sbloccarlo. Sui telefoni è meno diffuso che sui computer, perché il ripristino alle condizioni di fabbrica spesso risolve.
- Il cryptojacking, infine, usa la potenza di calcolo del dispositivo per generare criptovaluta. Non sottrae dati ma consuma batteria e surriscalda, riducendo la vita dell’apparecchio.
I sintomi di un telefono infetto
I segnali che dovrebbero far nascere il sospetto sono pochi e riconoscibili.
Nessuno vale da solo: quasi tutti hanno anche spiegazioni banali, e vanno letti insieme.
| Sintomo | Che cosa può indicare | Quando non è un problema |
|---|---|---|
| Popup fuori dal browser | Adware installato con un’applicazione. È il segnale più affidabile di tutti | Praticamente mai. Se compaiono a browser chiuso, qualcosa c’è |
| Applicazioni sconosciute | Installazione avvenuta insieme ad altro, o applicazione di sorveglianza | App di sistema del produttore, spesso con nomi poco riconoscibili |
| Messaggi in uscita mai scritti | Il dispositivo sta propagando qualcosa verso i contatti. Richiede intervento immediato | Mai. È il sintomo più grave dell’elenco |
| Consumo di dati anomalo | Processo attivo in background che comunica verso l’esterno | Backup automatico appena attivato, aggiornamenti scaricati fuori dal wi-fi |
| Batteria che dura meno | Cryptojacking o applicazione che lavora costantemente | Batteria oltre i due anni di vita, o aggiornamento di sistema recente |
| Surriscaldamento da fermo | Attività intensa del processore mentre il telefono è inattivo | Ricarica in corso, esposizione al sole, sincronizzazione di molte foto |
| Chiusure e rallentamenti | Risorse occupate da processi non visibili | Memoria quasi piena, dispositivo vecchio, app aggiornata male |
| Pagina iniziale cambiata | Dirottamento del browser da parte di un’estensione o di un’app | Modifica fatta da un aggiornamento del browser stesso |
Due criteri di lettura.
Il primo è la concomitanza: un sintomo solo raramente significa qualcosa, tre insieme quasi sempre sì. Il secondo è il momento in cui sono comparsi: se coincidono con l’installazione di un’applicazione, quella è la prima cosa da guardare.
Quali danni può causare
Le conseguenze si dividono in tre categorie.
Le economiche sono le più immediate: iscrizioni a servizi a pagamento attivate senza consenso, operazioni disposte attraverso le applicazioni bancarie, traffico dati consumato da processi in background.
Quelle sulla riservatezza riguardano tutto ciò che il dispositivo contiene.
Messaggi, fotografie, rubrica, posizione, credenziali salvate nel browser. È materiale che può essere rivenduto o usato per ricatti, e che una volta uscito non si recupera.
Quelle sul dispositivo sono le meno gravi ma le più visibili: un telefono usato per generare criptovaluta lavora al massimo per ore e la batteria degrada in modo permanente.
Come evitare l’infezione
Le abitudini che riducono davvero il rischio sono poche.
- Installate applicazioni solo dagli archivi ufficiali del sistema operativo.
Non è una garanzia assoluta, perché anche lì finisce qualcosa, ma la differenza rispetto ai negozi alternativi è enorme. - Controllate i permessi che un’applicazione richiede e chiedetevi se hanno senso. Una torcia che vuole accedere ai contatti e alla posizione non ne ha bisogno per accendere il flash. È la verifica più efficace di tutte, e richiede dieci secondi.
- Tenete aggiornati sistema operativo e applicazioni. Gli aggiornamenti correggono vulnerabilità note, e un telefono che non riceve più aggiornamenti dal produttore è un dispositivo su cui i problemi si accumulano senza rimedio.
- Proteggete lo sblocco con codice, impronta o riconoscimento del volto. Serve contro le applicazioni di sorveglianza, che richiedono accesso fisico.
- Usate un gestore di password invece di salvare le credenziali nel browser o, peggio, in una nota. E attivate il secondo fattore di autenticazione sui servizi importanti, così una password sottratta da sola non basta.
- Sulle reti wi-fi aperte vale una precisazione, perché il consiglio circola in forma esagerata. Oggi quasi tutto il traffico viaggia cifrato, quindi il rischio di farsi leggere i dati è molto minore di qualche anno fa. Resta comunque prudente evitare operazioni bancarie su reti di cui non si sa nulla.
Come si rimuove un virus dal telefono
Il primo passo è la modalità provvisoria, disponibile su Android, che avvia il dispositivo caricando solo le applicazioni di sistema. Se i sintomi spariscono, la causa è un’applicazione installata.
A quel punto si apre l’elenco delle applicazioni e si disinstalla quello che non si riconosce, guardando anche la data di installazione. Se un’app non si lascia rimuovere, il motivo è quasi sempre che ha ottenuto i privilegi di amministrazione del dispositivo: vanno revocati prima, dalle impostazioni di sicurezza.
Una scansione con un antimalware mobile scaricato dall’archivio ufficiale aiuta a individuare quello che non si vede a occhio.
Se i sintomi persistono, la strada è il ripristino alle condizioni di fabbrica. Prima però va fatta una copia dei dati, e va fatta con attenzione: ripristinare un backup fatto dopo l’infezione può reintrodurre il problema. Salvate i contenuti, non le applicazioni.
Dopo il ripristino cambiate le password dei servizi a cui accedevate dal telefono, perché quello che il dispositivo ha visto potrebbe essere già uscito.
Una cosa da evitare: le guide che circolano in rete promettono rimozioni rapide con strumenti scaricati da siti non ufficiali, e una parte di quegli strumenti è essa stessa il problema.
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